
Oscar Tintori, storico vivaio di Pescia (Pt) che dagli anni ’70 si è specializzato nella produzione di agrumi ornamentali, è divenuto Sostenitore Benemerito di alcuni "presidi" slowfood. Oscar Tintori sostiene l’attività di questi Presidi Slow Food ed ha accolto un esemplare di queste piante all’interno del suo Hesperidarium, un vero e proprio parco botanico che raccoglie oltre 200 varietà di agrumi provenienti da tutto il mondo. Inoltre all’interno del proprio show room Oscar Tintori ha allestito un corner dove è possibile acquistare una selezione di prodotti dei Presìdi Slow Food: oltre ai Chinotti canditi e allo sciroppo troverete le Paste di meliga del Monregalese, il Sale marino artigianale di Cervia e di Trapani, i Fagioli di Sorana, lo Zafferano di San Gavino Monreale e molti altri prodotti, nonché una selezione di libri Slow Food Editore e di gadget Slow Food.
PRESIDI:
Chinotto di Savona
Di origine cinese, ma presente sul
territorio della riviera ligure dal XVI sec., il chinotto è un
piccolo

sempreverde che sviluppa sui pochi rami un’incredibile
quantità di fiori e frutti. I chinotti virano col tempo dal verde
brillante all’arancio, sprigionando un profumo intenso e
caratteristico. Questi agrumi piccoli, amarognoli e dalla buccia
spessa, si consumano canditi o con il Maraschino; la procedura di
lavorazione lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili
di agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno
causato l’abbandono progressivo di questa produzione che Slow Food
ha deciso di presidiare.
LA STORIA: Un tempo in molti caffè italiani e francesi, sul
banco di vendita, si poteva trovare un vaso dotato di un cucchiaino
di
maiolica
e pieno di piccoli agrumi verdi immersi nel Maraschino: erano chinotti
di Savona, famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come
digestivo. La pianta, sempreverde, è alta poco più di
un metro e mezzo, ma sviluppa sui pochi rami un’incredibile
quantità di frutti e di fiori. Nel periodo del raccolto, tra
settembre e novembre, è possibile scorgere tra le foglie grappoli
di chinotti, di piccole dimensioni e dal colore verde brillante che,
col tempo, vira all’arancio. Il profumo che sprigionano è intenso
e caratteristico, segno di una eccezionale serbevolezza, che ne consente
la conservazione per periodi molto lunghi. Si coltiva solo nel territorio
rivierasco da Varazze a Finale, ma è una pianta originaria
della Cina. Intorno al 1500, un navigatore savonese la trapiantò sulla
costa ligure e qui trovò un ambiente ideale che, nel tempo,
ne avrebbe migliorato le qualità organolettiche. Il primo
laboratorio di canditura in Liguria risale al 1877, quando la Silvestre-Allemand
si trasferisce a Savona dalla città di Apt, nel sud-est della
Francia, dove era attiva già dal 1780. I motivi di questo
trasferimento in Italia furono certamente economici, ma anche legati
alla maggiore ricchezza e varietà di coltivazioni di frutta
sul territorio ligure. La varietà, acclimatatasi sulla riviera
di Ponente, inoltre, si dimostrò più adatta alla trasformazione
per via delle dimensioni ridotte, della buccia più spessa,
resistente e profumata, e della maturazione precoce rispetto alle
altre varietà. In pochi anni nacquero molti stabilimenti locali
che, impiegando le tecniche introdotte dai francesi, affinarono l’arte
della canditura, ponendo le basi di un’importante tradizione
pasticciera. Verso la fine del 1800 a Savona fu fondata la “Società Cooperativa
dei chinotti” che, sull’esempio delle Camere Agrumarie
del sud Italia, provvedeva sia alla coltivazione che alla trasformazione
e alla vendita dei frutti. Il periodo di più intensa attività dell’industria
dei frutti canditi è quello a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
La fortuna di questo prodotto continuò fino agli anni Venti,
quando politiche economiche poco lungimiranti e un insolito succedersi
di gelate invernali segnarono l’inizio della crisi. Una crisi
che dura tutt’oggi: solo poche piante di chinotto sono coltivate
ancora nel savonese e la conservazione della specie è affidata
agli orti botanici e ai vivai. La procedura di lavorazione molto
lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di
agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato
l’abbandono di questo prodotto. L’obiettivo del Presidio è il
recupero della coltivazione e il rilancio della canditura: un disciplinare
rigoroso prevede l’utilizzo di materie prime di alta qualità e
l’impiego di chinotti coltivati in loco.
A tavola:
Solo due pasticceri candiscono ancora i chinotti di Savona: questi agrumi si
possono consumare infatti esclusivamente canditi - freschi sono troppo amarognoli
- oppure sotto sciroppo. La lavorazione comincia con un’immersione in salamoia – un
tempo si utilizzava l’acqua di mare – che si prolunga per tre settimane
circa. Gli agrumi, quindi, sono torniti a mano per togliere un sottile strato
di buccia contenente gli estratti e gli aromi più amari, e rimessi poi
in salamoia. Dopo questi passaggi i chinotti sono pronti per essere conciati
con bolliture successive in sciroppi dolci a concentrazione crescente e infine
posti in liquore, preferibilmente Maraschino, oppure canditi.
Area di produzione:
Territorio rivierasco da Varazze a Finale Ligure (provincia di
Savona)